Intervista -“Montagna assassina”: voglia di superare i propri limiti, o banale imprudenza?

Quante volte, in occasione di fatti drammatici dove sciatori, alpinisti o semplici escursionisti perdono la vita, abbiamo sentito parlare sui media di “montagna assassina?” Parecchie. E’ davvero corretto riferirsi alla Montagna, ma in generale alla Natura, con questo appellativo?

In questi giorni stiamo seguendo con una certa apprensione le vicende degli alpinisti Daniele Nardi e Tom Ballard, dispersi sul Nanga Parbat, e con non poca tristezza abbiamo seguito nel corso dell’inverno le solite cronache di tragedie montane, di cui l’ultima a Crans Montana, solo qualche giorno fa, dove una valanga ha travolto diversi sciatori su una pista causando un morto.

Abbiamo chiesto alla nostra redattrice Irene Bazzoffi, fotografa naturalistica ed esperta escursionista di montagna, cosa ne pensa della definizione di “montagna assassina”.

 

Irene, cosa è per te la montagna ?

La montagna è un luogo meraviglioso da un punto di vista naturalistico, ma è anche un mezzo per ritrovare sé stessi, capirsi, svuotarsi, amarsi, superare i propri limiti ed evadere dalla vita quotidiana per raggiungere uno stato di libertà interiore. Insomma, è un ritorno alle proprie origini. Un posto dove la parola Vita è scritta con la “V” maiuscola!

 

Come è possibile che un ambiente così favoloso possa divenire luogo di tragedie, perfino mortali?

La montagna è un ambiente che nasconde diverse insidie. In particolare, per ignoranza o negligenza, molte volte non si tiene conto dei problemi legati all’alta quota e ai possibili cambiamenti repentini delle condizioni atmosferiche. Capita spesso ai meno esperti, ma purtroppo capita anche ai più esperti. Si commettono errori e ci si trova in situazioni difficili da gestire e per le quali non si è adeguatamente  preparati.

 

Quindi possiamo dire che la maggior parte di queste tragedie sono causate dall’imprudenza?

Nella maggior parte dei casi “Sì”. Oggi abbiamo a disposizione previsioni meteorologiche alquanto dettagliate e svariate App da poter consultare prima di partire per un’escursione o una scalata. Farsi un’idea accurata delle condizioni meteorologiche che potremo trovare è sicuramente una buona abitudine.

 

E’ dunque sufficiente consultare le App previsionali per avventurarsi in alta quota Irene?

No, assolutamente! E’ una buona abitudine ma non basta per definirsi alpinisti esperti; bisogna avere una cultura profonda dell’ambiente dove ci avventuriamo, informarsi e documentarsi accuratamente non solo sul meteo ma anche sulle condizioni del manto nevoso, altrimenti si rischia di mettere a repentaglio la propria vita e la vita altrui (compagni di cordata, soccorsi alpini, ecc.)

 

Quindi possiamo dire che “montagna assassina” è una frase fuori luogo?

Secondo me sì. La montagna non è mai assassina. L’imprudenza, l’incoscienza e comportamenti irresponsabili sono stati, e sono tutt’ora, i maggiori motivi di incidenti mortali.

La montagna richiede responsabilità, attenzioni, prudenza, rispetto e soprattutto umiltà.

 

Grazie Irene, siamo sicuramente d’accordo con te, ma quindi perché molti alpinisti esperti, come ad esempio Nardi e Ballard, si vengono a trovare in simili situazioni drammatiche? Non dovrebbero loro stessi essere i primi a conoscere l’ambiente ed evitare certi rischi?

Questo è un discorso un po’ diverso, che esula dalle semplici norme di buon senso. E’ un discorso che riguarda l’uomo, che da sempre ambisce a superare i propri limiti. Per qualcuno, conquistare una vetta mitica è perfino più importante della propria vita. Difficile essere d’accordo ma bisogna rispettarlo.

Secondo me tutto nasce dal fatto che la vetta più alta da scalare è la montagna che sta dentro di noi, più facile o più difficile in base al nostro “Io”. C’è chi si accontentata di una semplice passeggiata in quota, chi di una scalata, chi di una via ferrata e chi di un’arrampicata da Guinness. L’importante è tenere conto sempre delle proprie capacità, della preparazione fisica, dei propri limiti e paure.

 

Davvero belle le tue parole Irene, ti ringraziamo per questo contributo. Vuoi fare un saluto ai nostri lettori?

Mi piace concludere pensando alla Natura come Fonte di Vita e non come nostra assassina. Il più delle volte siamo noi che sbagliamo approccio con Lei, crediamo di poterla dominare, sfidare senza renderci conto che è Lei che domina noi.

La natura è bella ma la Vita è preziosa!