Greta, e quindi? (seconda parte – le risposte)

La settimana scorsa vi avevamo promesso le risposte alle domande che, un po’ provocatoriamente, facevamo a Greta Thunberg e chi aveva appoggiato le manifestazioni sul clima, ritenendo che sia giunto il momento di “fare qualcosa”. Le risposte fornite si basano su dati ufficiali. Laddove si parla di energia e obiettivi emissivi si fa riferimento ai dati di Terna, Autorità per l’energia, GSE e RSE.

 

1) Sei a conoscenza delle azioni portate avanti a livello internazionale nel corso degli ultimi 30 anni per la lotta ai cambiamenti climatici? Come sono stati recepiti tali impegni in Europa e in Italia?

Sono ormai più di 27 anni che la lotta ai cambiamenti climatici ha assunto una dimensione internazionale globale che vede l’accordo della stragrande maggioranza dei Paesi del mondo. Tutto inizia nel lontano 1992 con la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (United Nations Framework Convention on Climate Change da cui l’acronimo UNFCCC o FCCC), nota anche come Accordi di Rio, informalmente conosciuta come Summit della Terra, tenutasi a Rio de Janeiro. Da quel momento, le parti si sono incontrate annualmente nella “Conferenza delle Parti (COP)” per analizzare i progressi nell’affrontare il fenomeno del cambiamento climatico, iniziando da metà degli anni 1990, per negoziare il Protocollo di Kyōto per stabilire azioni giuridicamente vincolanti per i Paesi sviluppati nella riduzione delle loro emissioni di gas serra. Dal 1995 fino ad oggi si sono tenute quindi 24 COP, l’ultima a Katowice in Polonia.

In Europa lo strumento attualmente in vigore per la lotta al cambiamento climatico è il cosiddetto pacchetto 20-20-20 (diminuzione consumi di energia del 20%, aumento consumi da fonti  rinnovabili al 20%, riduzioni di gas serra del 20%), che vedrà la fine proprio nel 2020 per essere sostituito dai nuovi “piani energia e clima”. L’Italia, contrariamente alla credenza popolare, è sempre stata in prima linea nella lotta ai cambiamenti climatici nonché tra i paesi più performanti nel perseguire gli obiettivi; addirittura sul fronte dei consumi elettrici e della quota rinnovabile abbiamo già raggiunto al 2018 gli obiettivi che erano fissati nel 2020 (contrariamente a Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, per dire…)! Il piano energia e clima italiano è stato già inviato in prima stesura alla Commissione Europea e contiene programmi e obiettivi molto ambiziosi (uscita dal carbone per la produzione elettrica al 2025, 55% di rinnovabili nell’elettrico e 30% sui consumi totali al 2030).

 

2) Le azioni e gli interventi elencati al punto precedente, sono stati efficaci a contenere le emissioni globali? In caso negativo, secondo te, perché?

La risposta purtroppo è negativa. La CO2 continua inesorabilmente ad aumentare nonostante gli impegni profusi a livello internazionale. Nello scorso anno sono state superate le 400 ppm, un valore che non si registrava da molte centinaia di migliaia di anni. Le cause di questo fallimento sono molteplici ma, in linea generale, possono essere ricondotte al fatto che, nonostante la partecipazione e gli impegni sottoscritti, i paesi non riescono a rispettare quanto promesso. Questo perché, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, la combustione dei fossili è legata saldamente all’andamento del PIL: in sostanza, emettere di meno significa decrescere e se questo può essere gestito nei paesi molto avanzati (ma restano dubbi), è sicuramente impraticabile nei paesi in via di sviluppo le cui economie crescono vertiginosamente e necessitano di energia, infrastrutture, industrie e trasporti in quantità sempre crescente. Ma la colpa non è solo dei paesi in via di sviluppo. La globalizzazione, con il PIL globale sempre crescente e un ruolo sempre più importante della finanza, coinvolge tutti i paesi del mondo. Le merci vengono prodotte in quantità sempre maggiore, percorrono sempre più strada e soddisfano i bisogni di un numero sempre crescente di persone che tende ad incrementare il proprio benessere, la domanda di prodotti, la mobilità, ecc. Difficile auspicare una riduzione delle emissioni con questi scenari e, se è normale che Greta non lo comprenda, fa sorridere che non lo comprendano esperti e addetti ai lavori, che chiedono “interventi” a non si sa chi e di non si sa quale tipo. Per inciso, mentre l’Europa dal 1990 ad oggi ha ridotto del 20% le proprie emissioni, la sola Cina le ha quintuplicate; questo per dare una dimensione del problema.

 

3) Cosa sta facendo in concreto l’Italia e quanti soldi ha speso finora per promuovere l’energia rinnovabile e l’efficienza energetica? Si è registrato un beneficio sul fronte delle emissioni?

L’Italia oggi produce quasi il 35% della propria energia elettrica tramite fonti rinnovabili e soddisfa ben il 18% dei consumi finali totali tramite energia rinnovabile; sta diminuendo progressivamente l’utilizzo di petrolio e carbone (da cui ha programmato l’uscita nel 2025) ed è una delle prime nazioni al mondo per sviluppo del fotovoltaico, che oggi garantisce quasi il 10% della copertura dei consumi nazionali. In materia di efficienza energetica, poi, l’Italia è il vero e proprio punto di riferimento a livello europeo e internazionale, con eccellenze di primo livello sia nell’ambito della ricerca che del mondo delle imprese. E’ quindi una BUFALA la rappresentazione dell’Italia come un paese arretrato in materia di rinnovabili, efficienza energetica e lotta al cambiamento climatico.

Bisogna chiarire che lo sforzo fatto dal nostro Paese per avviare e sostenere la transizione energetica in atto non è stato finora certo a buon mercato. Secondo i dati ufficiali, tra incentivi, costi infrastrutturali e gestionali si parla di una cifra che dal 2005 ad oggi può essere stimata in circa 150 miliardi di euro. Certo, questa cifra va bilanciata con le esternalità positive, specie sul fronte ambientale, mentre a livello climatico, essendo il problema “globale”, purtroppo dobbiamo dire che sono soldi spesi invano, essendo le emissioni di CO2 in progressivo aumento nonostante i nostri sforzi; il contributo italiano alle emissioni globali di CO2 è … inferiore al 2% (Europa al 15% circa).

 

4) Che genere di interventi sarebbe necessario attuare per far calare drasticamente e rapidamente le emissioni di gas serra, e se non vengono attuati, secondo te, qual è il motivo?

Questa è una domanda davvero scomoda. Come abbiamo detto, le emissioni sono ancora legate strettamente al PIL. Se nel mondo cresce il PIL, crescono le emissioni. Certamente tutto questo potrebbe invertirsi quando la transizione energetica sarà definitivamente attuata a livello globale, ma ci vorranno decenni (se non di più…). Nel frattempo le emissioni continueranno a crescere, anche facendo 50 COP e 500 scioperi per il clima.

A meno che… A meno che non si inverta radicalmente la tendenza ECONOMICA attuando, con il benestare di tutti i paesi del mondo, una reale decrescita globale, articolata sui seguenti interventi:

1) Riduzione della popolazione mondiale attraverso il controllo delle nascite.

2) Limitazione consistente della libertà individuale in materia di consumi, mobilità, alimentazione.

3) Abolizione della finanza (creare denaro da altro denaro).

4) Radicale ridimensionamento della libera economia di mercato con il ritorno di pianificazioni statali.

Chi se la sente di proporre questi interventi alla prossima COP?

Arrivederci Greta…