Ne uccide più l’ignoranza che la natura!

Il bilancio della giornata di Pasquetta è stato perfino positivo. Solo una vittima. Potevano essere molte di più viste le previsioni di fortissimi venti sciroccali al Centro-Sud e sulle Isole Maggiori, ampiamente confermate. E’ proprio dell’unica vittima però che vogliamo parlare, perché a nostro avviso ci fornisce una chiara rappresentazione di tutti i danni che una scarsa conoscenza della natura che ci circonda può provocare.

Ma iniziamo con ordine, dai fatti. E’ la mattina di Pasquetta quando Jean-Yves Hublau, francese 62enne, si mette al timone della sua barca a vela Oceanis 393 di 15 metri (non esattamente un canotto) assieme alla moglie e al cane. Salpano dal porticciolo di Santa Maria Navarrese, in Ogliastra, facendo rotta verso sud, in direzione di Capo Ferrato. La burrasca impetuosa li sorprende: venti fortissimi, fino a forza 10 sulla scala Beaufort, con onde ripide e corte, alte 4-5 metri. Impossibile navigare in quelle condizioni, così Hublau decide di riparare a Porto Corallo, nota struttura diportistica di Villaputzu. All’imboccatura del porto però le onde si fanno più ripide e manovrare la barca risulta impossibile. Il natante si rovescia, colpito da un frangente, e l’uomo finisce in mare, mentre la moglie e il cane riescono a rimanere a bordo. Purtroppo, nonostante i soccorsi attivatisi repentinamente, Hublau annega tra i flutti; salvi per miracolo moglie (ricoverata sotto choc) e cane.

Questo ciò che è accaduto secondo le testate giornalistiche locali. Tralasciando la descrizione delle vicende, infarcita di meteo-castronerie come “mare forza 10” (ma porca miseria, controllare no?), quello che vogliamo evidenziare è che il decesso del povero diportista transalpino non è stata una tragedia. Ci dispiace per i familiari, ma bisogna essere onesti. Avventurarsi per mare con condizioni meteorologiche così avverse è da autentici folli sconsiderati. Come si fa nel 2019 a guidare una barca di 15 metri senza avere un minimo di cultura in ambito meteo-marino? Si fosse salvato, avrebbero dovuto provvedere a stracciargli la patente nautica!

Spiace dover usare parole così severe di fronte ad un evento luttuoso, ma finché non si inizierà a chiamare le cose col loro nome si continuerà a morire di “maltempo”. Chi ha ucciso il turista francese non è stato lo Scirocco, né il mare; è stata la sua ignoranza, oppure la sua mancanza di rispetto nei confronti della natura. Perché delle due l’una, o questo signore semplicemente ignorava le previsioni che da giorni annunciavano quel guasto, così come le allerta emanate dalla protezione civile, oppure semplicemente se ne è fregato, sfidando Nettuno al grido di “sono più forte io di queste quattro onde”. Non esistono altre interpretazioni della vicenda.

Questa storia, comunque, è solo una delle tante che si verificano ogni volta che le condizioni meteorologiche si accaniscono in giorni di festa. Come dimenticare gli scatti dell’estate scorsa che ritraevano improvvisati escursionisti in infradito tra i crepacci dei ghiacciai del Monte Bianco? Per non parlare delle decine di vittime ogni anno tra sciatori fuoripista che, fregandosene altamente dei bollettini e delle previsioni, si avventurano in canaloni e creste per poi essere inghiottiti da una slavina.

Non ci stancheremo mai di dirlo. La natura va conosciuta e rispettata! La prudenza deve essere un vanto, non qualcosa di cui vergognarsi. E soprattutto, chi va per mare, in montagna o in generale svolge attività a contatto con la natura, DEVE conoscere le basi della meteorologia e dei suoi fenomeni! Altrimenti c’è la TV, il divano o i centri commerciali…