Del falso dualismo anticiclonico estivo nel Mediterraneo

“La calunnia è un venticello”, diceva Gioacchino Rossini nel Barbiere di Siviglia. In effetti è noto da sempre come sia facile per certe bugie riuscire a diffondersi in maniera subdola. E se ai tempi del musicista questo avveniva soprattutto attraverso il passaparola, e quindi con effetti piuttosto limitati, oggi, grazie a internet e agli strumenti che ne fanno uso, le bufale si diffondono con una rapidità ed un efficacia impressionanti. Tra queste, poi, le più pericolose sono quelle che afferiscono alla categoria della “semi-informazione”, ovvero quelle che non sono completamente false ma che, partendo da elementi oggettivamente veri, inseriscono nel racconto alcune inesattezze al punto che il “prodotto finito” appare verosimile e nessuno dubita della sua fondatezza, ma, di fatto, resta una menzogna.

Tra queste bufale subdole -o per usare un eufemismo: mezze verità- troviamo il refrain che ammorba la narrativa meteorologica estiva da qualche lustro a questa parte, ovvero il dualismo anticiclonico in area mediterranea. Ecco l’enunciato:

 “prima c’era l’Anticiclone delle Azzorre, che regalava estati miti, gradevoli e senza eccessi, disteso placidamente lungo i paralleli, adesso invece c’è il perfido “Anticiclone Africano”, molto più caldo e torrido (o afoso, dipende dal giornale di turno, in ogni caso non è chiaro ndr),  che ci raggiunge da sud e che si è sostituito al primo, che non ci viene più a trovare”.

In questo articolo dimostreremo l’assurdità di questa frase, alla quale peraltro va attribuito il demerito di aver diffuso la moda del “bestiario anticiclonico”, facendo nascere tra i media la stirpe degli anticicloni “cattivi” quali Minosse, Caronte, Flegetonte, Lucifero, ecc. Daremo anche una nostra interpretazione del perché gli esperti del settore, addetti ai lavori, non provvedano –salvo lodevoli eccezioni- a smentire la bufala. Ma andiamo per gradi, e iniziamo con la prima domanda, la più importante.

 

Cos’è un anticiclone?

Secondo la meteorologia, si tratta di un’area all’interno della quale la pressione a livello del mare tende a divenire sempre più elevata man mano che ci si sposta dalla periferia verso il centro. Gli anticicloni si dividono in termici e dinamici; nei secondi la pressione, oltre ad avere il massimo al suolo, man mano che si sale con la quota è sempre più alta rispetto alle zone circostanti. In pratica gli anticicloni dinamici sono quelli che hanno un massimo al suolo e, contemporaneamente, un massimo o comunque pressioni elevate, anche in quota.

 

Come si forma un anticiclone dinamico?

A differenza dell’anticiclone termico, che si origina per irraggiamento e raffreddamento del suolo, il fratello dinamico si forma per un’azione dinamica a livello circolatorio, attraverso la convergenza in quota. In pratica, per motivi dovuti alla grande circolazione a livello globale, esistono zone dove alle alte quote le correnti prevalenti tendono a convergere, favorendo quindi un’accumulo di massa e un conseguente “appesantimento”, che innesca moti discendenti stabilizzanti e riscaldanti (subsidenza) di tutta la colonna d’aria sottostante. Al suolo, tale fenomeno è riscontrabile invece in una divergenza delle correnti, grazie a cui si genera il massimo pressorio con la circolazione dei venti che assume componente oraria attorno ad esso.

 

Dove si formano gli anticicloni dinamici?

La zona dove prevale la convergenza in quota è quella dei tropici. Dunque tali anticicloni dinamici si formano nelle zone tropicali, o poco a nord di esse. Per questo vengono detti “anticicloni subtropicali”.

 

Gli anticicloni subtropicali occupano tutta la fascia emisferica a tale latitudine?

La risposta è…”nì”. E con questo iniziamo a svelare una parte dell’inganno. “Ni” perché, se è vero che in quota la convergenza, e quindi la stabilizzazione della colonna d’aria dall’alto e il relativo fenomeno della subsidenza, avvengono praticamente lungo tutta la zona, è però vero che al suolo siamo in grado di ritrovare un assetto puramente anticiclonico solo in alcune zone, quelle oceaniche! Esiste quindi una fascia anticiclonica subtropicale in quota, alla quale si associano veri e propri “anticicloni dinamici” soltanto in corrispondenza dei mari, a ovest dei grandi continenti. Per inciso, proprio queste aree anticicloniche oceaniche stazionarie (California e Azzorre, nel nostro emisfero), bloccando la circolazione umida verso est a quelle latitudini, hanno favorito, nel corso dei tempi, la formazione di aree desertiche come il Sahara.

 

Quindi, parlando di “anticicloni” veri e propri, esistono solo quelli oceanici?

In linea puramente teorica sì. Volendo essere pignoli, gli unici “anticicloni” propriamente detti sono quelli oceanici, e quindi, per quel che riguarda il Mediterraneo, l’Anticiclone delle Azzorre. In pratica però, se ci raggiungono masse d’aria di estrazione nord-africana, esse sono comunque molto calde e stabili, poiché provengono dall’unico soggetto in quota responsabile del fenomeno: la cintura anticiclonica subtropicale!

Riassumendo. L’Anticiclone delle Azzorre e l’Anticiclone Africano sono in realtà figli della medesima causa, la fascia anticiclonica subtropicale delle latitudini medio-basse. Tra i due, solo l’azzorriano ha tutti i crismi di un vero anticiclone, infatti non troverete mai, salvo rare eccezioni, strutture anticicloniche a livello del mare sul continente sahariano, anzi a causa del gran caldo avremo addirittura delle depressioni termiche locali.

 

A cosa è dovuta quindi la stabilità estiva in Italia?

In generale, né all’uno né all’altro anticiclone. E’ piuttosto il fatto che nei mesi estivi la circolazione occidentale e le sue ondulazioni sono molto indebolite e occupano, mediamente, latitudini molto superiori; in pratica la fascia stabilizzante subtropicale si colloca mediamente più a nord e ci interessa più da vicino, tenendo lontane le perturbazioni e le gocce fredde. Non a caso il Nord Italia riceve molte più piogge del sud, proprio per questo motivo. Ovviamente la circolazione atmosferica è fatta di ondulazioni, e può assumere componente zonale o meridiana, o un mix tra le due; insomma, sono tantissime le configurazioni possibili in grado di portare stabilità e caldo in estate, e ridurre il tutto ad una banale visione “manichea” tra i due anticicloni è davvero riduttivo, se non del tutto sbagliato!

 

Quindi non è vero che gli anticicloni “arrivano sull’Italia”?

Se non per periodi brevi, è in effetti raro assistere ad una configurazione in cui l’Anticiclone delle Azzorre invade completamente il mediterraneo. Piuttosto esso si colloca più a nord, tendendo solo un braccio stabilizzante verso levante, ma mantenendo la sua roccaforte in oceano. Se osservate le mappe della distribuzione media della pressione al suolo in estate, scoprirete proprio questo tipo di configurazione prevalente. Peraltro, non è raro riscontrare depressioni termiche sulla Penisola Iberica, le quali di fatto sembrano interrompere le isobare azzorriane e far “rinascere” un anticiclone autonomo sul Mediterraneo (la cosiddetta configurazione “ad ala di farfalla”). La stabilità però può manifestarsi anche quando l’Anticiclone delle Azzorre resta molto defilato e si concretizza una discesa fredda tra l’Iberia e il vicino Atlantico. In tal caso, infatti, la fascia subtropicale viene compressa ad ovest e trova sfogo, risalendo a guisa di “promontorio in quota”, più ad est, sul Mediterraneo … eh sì, questo è proprio il tipico caso in cui si grida sul web al fantomatico “anticiclone africano”, anche perché, favorendo l’avvezione di aria ben più calda da sud, rispetto a quella messa in moto dalla dinamica precedente, si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad un soggetto diverso. In realtà è sempre e solo la fascia stabilizzante anticiclonica subtropicale la responsabile di queste ondate di caldo, la quale, seguendo le ondulazioni impresse dalla grande circolazione, può assumere componente spiccatamente meridiana e farci provare un caldo molto intenso, oppure assumere componente più zonale e regalarci giornate più gradevoli. Ma non esiste nessuna “sostituzione” tra anticicloni! Le dinamiche appena descritte sono, di fatto, le stesse di sempre. Il riscaldamento globale ha solo incrementato le temperature medie, e, di conseguenza, le nostre estati sono mediamente più calde, ma la circolazione atmosferica non ha subito grossi cambiamenti. La differenza sostanziale è che la parola “anticiclone africano” prima non esisteva (cercate su un vecchio testo di meteorologia, non la troverete!) non perché quel meccanismo circolatorio non accadeva, ma perché veniva correttamente ricondotto ad una rimonta di aria calda da sud anziché all’arrivo di un soggetto sinottico che, a ben vedere, neanche esiste!


Finito? No, vi dobbiamo la spiegazione del perché anche molti professionisti facciano ricorso alla terminologia che abbiamo appena dimostrato essere errata. Il motivo è duplice: da un lato si cerca di facilitare l’informazione. Dire: “anticiclone africano” è sicuramente più semplice che dire: “onda di calore dovuta alla risalita di un promontorio in quota…”. Dall’altro lato, però, c’è anche la volontà di cavalcare il catastrofismo climatico, allarmare, comunicare l’emergenza, magari a fin di bene (il tema è senz’altro di primaria importanza) ma dando comunque una percezione distorta, non del tutto falsa, ma in parte “falsata”… una mezza verità, tipica della “semi-informazione”.