Previsioni e previsori: la situazione attuale in Italia dopo l’incontro di Bologna

Si è tenuto ieri (2 ottobre 2014) a Bologna, presso la sala polivalente Regione Emilia-Romagna, un incontro molto importante presieduto da ben otto relatori di spicco ognuno dei quali a capo della propria organizzazione, ente o università. Meteoreport, rappresentato dal previsore Paolo Leoni, è stato presente all’evento.

Come riportato nella locandina sono intervenuti in successione: Dott. Stefano Tibaldi (Direttore generale dell’Arpa Emilia-Romagna), Dott. Ing. Bernardo De Bernardinis (Presidente ISPRA), Brig. Gen. Luigi De Leonibus (Rappresentante permanente WMO), Dott. Carlo Cacciamani (Direttore SIMC Emilia-Romagna), Dott.ssa Patrizia Vaccari (Assessorato Scuola, formazione, università e ricerca, lavoro Emilia-Romagna), Prof. Rolando Rizzi (Università di Bologna), Dott. Teodoro Georgiadis (Cnr-Ibimet) e la Dott.ssa Ing. Paola Pagliara (Dipartimento nazionale Protezione Civile). L’incontro si è concluso con alcune domande, in merito agli argomenti trattati, fatte dai presenti ai diretti interessati.

locandina 2 ottobre 2014
Programma convegno – Bologna 2 ottobre 2014

Cosa è stato detto: 

Gli interventi, per quanto siano stati tra loro molto eterogenei, vertevano tutti verso una comune visione della situazione attuale del panorama meteorologico italiano. Il confronto con il passato è stato inequivocabile: l’attuale situazione meteorologica italiana è decisamente peggiorata rispetto a più di 15 anni fa. I motivi sono soprattutto economici: mancando i fondi necessari allo sviluppo e alla ricerca, mentre i paesi più sviluppati (Francia, Gran Bretagna, Germania, Stati Uniti, etc.) hanno compiuto e tutt’ora compiono grandi e spediti passi in avanti, l’Italia rimane ferma ai blocchi di partenza. Come se non bastasse, le varie organizzazioni, enti, amministrazioni, etc. negli anni non sono state in grado di collaborare efficacemente tra loro; pertanto queste fratture interne, spesso figlie di competizioni intestine, non hanno fatto altro che ostacolare il processo di sviluppo e diffusione della meteorologia in Italia. In una situazione così poco sviluppata e poco organizzata spesso e volentieri organizzazioni meteorologiche straniere hanno cercato di “entrare” in Italia, in parte anche riuscendoci; il rischio, quindi, che nel futuro la meteorologia italiana venga “amministrata” da enti stranieri è più che mai tangibile. 

Per far fronte a questa disastrosa situazione attuale risulta necessario dare delle garanzie di professionalità a tutti gli utenti interessanti; sono state quindi presentate le due nuove figure, già riconosciute dalla Regione Emilia-Romagna, il meteorologo (Meteorologist) e il tecnico meteorologo (Meteorological technician).

Figure già presenti da tempo oltre i confini italiani e definite nel dettaglio dalla WMO (World Meteorological Organization), differenti sia per preparazione sia per incarichi: il meteorologo è l’equivalente del medico, mentre il tecnico meteorologo è l’equivalente dell’infermiere. Come riferisce il Brig. Gen. De Leonibus all’interno del n°4 della rivista Ecoscienza:

“il meteorologo è la persona con una qualifica formativa di laurea magistrale in meteorologia o scienze dell’atmosfera che rispetti i contenuti indicati dal WMO. In assenza di tale titolo è necessaria la laurea triennale in discipline scientifiche con un “pacchetto di istruzione di base” che copra i contenuti indicati sempre dal WMO, ovvero dia competenze equivalenti alla laurea magistrale. Il tecnico meteorologo è la persona che in possesso di un diploma di scuola media superiore viene formato da un soggetto riconosciuto titolare di servizio meteo o di formazione, su specifiche competenze tecniche, che possono essere strumentali o documentali.”

Stando alle direttive del WMO, oggi in Italia, le persone che possono ricoprire la carica di meteorologo si contano sulle dita della mano e come fa presente il Prof. Rolando Rizzi la situazione futura è destinata solo a peggiorare; infatti, la Facoltà di Fisica dell’Atmosfera e della Meteorologia (FAM) ha chiuso i battenti nel 2013, dopo esser stata istituita nel 2001, inoltre in tutta Italia i docenti che insegnano materie strettamente legate alla meteorologia sono pochi, pochissimi. In questo quadro così nero, l’unico che ha mostrato un po’ di entusiasmo e voglia di fare è stato il Dott. Carlo Cacciamani, il quale ha esordito e concluso affermando che il pessimismo porta “al non voler fare” e che per cambiare le cose bisogna essere ottimisti. 

 

Cos’è emerso alla fine dell’incontro: 

L’interesse generale è stato forte e sentito; molti dei presenti erano diretti interessati degli argomenti trattati, gran parte di loro erano o sono studenti di Fisica dell’Atmosfera e della Meteologia (FAM) o dell’attuale Fisica del sistema Terra (FsT) in cerca di una professione inerente ai loro studi. Il punto della situazione attuale è stato compreso fin troppo chiaramente così come è stata recipita, purtroppo, la lunga e tortuosa strada per uscire da questo “poco o nulla”; la necessità di dare delle garanzie attraverso le figure di meteorologo e tecnico meteorologo è ormai vitale sia per questa meravigliosa scienza sia per chi si occupa e si occuperà direttamente di meteorologia. Come però è stato giustamente evidenziato da un professore dell’università “Parthenope” di Napoli se per ricomprire gli incarichi da poco riconosciuti bisogna seguire alla lettera la “linea guida” del WMO, allora ci ritroveremo con un numero limitatissimo di meteorologi; in quanto in Italia non esistono attualmente facoltà universitarie e organi o enti preposti in grado di formare delle persone con i requisiti richiesti dal WMO stesso. È quindi necessario estendere la cerchia delle facoltà attraverso le quali si può accedere alla figura di meteorologo (Ingegnieria, Matematica, Chimica, etc.); magari con un corso di formazione dedicato. Le “pedine” sono state già definite, bisogna però scrivere i “requisiti per giocare” e soprattutto le “regole di gioco”.

 

Dal nostro punto di vista:

Ci aspettavamo molto da questo convegno, sia per i relatori presenti sia perché è ora di dare una vera e seria svolta alla situazione attuale ed invece, purtroppo, siamo usciti dall’incontro un po’ delusi. Abbiamo avuto la conferma, a malincuore, che la meteorologia italiana naviga in pieno oceano, in balia delle onde, senza un timone e senza sapere dove andare. Tante “teste” si occupano di questa bellissima scienza, ognuna delle quali ragiona con una propria coscienza che segue una propria strada; ma fino a quando non si comincerà a seguire tutti lo stesso percorso volto al bene della meteorologia difficilmente le cose cambieranno.

Ma c’è di più: durante il convegno i vari relatori si sono “limitati” a fare il punto della situazione; nessuno però ha proposto o avanzato un’idea e/o un intervento per cambiare lo stato dei fatti. Certamente, la definizione delle due figure è essenziale e fondamentale (su questo non c’è dubbio) ma è altrettanto fondamentale redigere in parallelo un “protocollo” che definisca il “modus operandi” dei futuri meteorologi e tecnici meteorologi.

Ma non solo, è di primaria importanza “presentare” il meteorologo e il tecnico meteorologo alla popolazione italiana. Si è avuta l’impressione che i presenti vogliano cambiare la situazione “partendo dall’alto”, dalle istituzioni e dalla politica; nessun riferimento è stato fatto riguardo alla divulgazione pubblica delle cariche definite. A nostro avviso, bisogna partire “dal basso, dai grandi numeri”, come ha precisato il nostro previsore Paolo Leoni nel suo breve intervento a fine convegno: se la meteorologia italiana vive una situazione di stallo, la cultura della meteorologia negli anni è andata decadendo; se è vero che il volume di informazioni è aumentato esponenzialmente è anche vero che la qualità di gran parte di esso è decisamente insufficiente per una nobile scienza come la meteorologia.

Dal sensazionalismo mediatico alle previsioni automatiche, ormai gran parte degli utenti non è in grado neanche di definire cos’è una previsione meteorologica: se facciamo un sondaggio e chiediamo “che cos’è una previsione meteorologica?” Molti risponderebbero “è un simbolo meteo affiancato ad un valore di temperatura e talvolta anche da un valore numerico per indicare i millimetri di precipitazione previsti”. Pochi, pochissimi sanno ormai che dietro ad una vera previsione meteorologica c’è un addetto ai lavori che consulta dei modelli matematici e che aiutato dalla propria esperienza e preparazione redige con dedizione e professionalità la previsione meteorologica; questa scarsa conoscenza è dovuta anche dal fatto che le previsioni più consultate non sono quelle redatte dai previsori (Arpa, Aeronautica Militare, etc.) bensì quelle automatiche presentate dai siti meteo-business o dalle applicazioni per smartphone.

Ieri erano presenti un centinaio di persone, quasi tutti “addetti ai lavori”, e nonostante la loro visione della meteorologia fosse più che corretta crediamo che di strada se ne farà ben poca se gli stessi non si sforzeranno all’unisono di estendere “il giusto sapere e il giusto fare” anche al grande pubblico. Sappiamo bene che la politica, a cui tutto fa capo, è sorda alle richieste dei pochi ma sente bene, anzi benissimo, alle richieste dei molti. 

Affinché qualcosa cambi bisogna iniziare a diffondere a tappeto le correte informazioni e non lasciare che informazioni-spazzatura prendano il sopravvento, anzi ultimamente detengono un vero e proprio monopolio, e quando qualcuno si permette di “diffamare” la corretta meteorologia con affermazioni sensazionalistiche, false e soprattutto allarmistiche chi di dovere deve farsi sentire sia a livello mediatico sia a livello legale. Alla richiesta del nostro previsore e di un previore della Liguria, sul perché non vengano denunciati i responsabili di informazioni false e allarmistiche (procurato allarme) la responsabile della Protezione Civile ha risposto che in alcune occasioni è sono state intraprese vie legali, come per la Sardegna, in altre non era di loro competenza; inoltre, ha affermato che parlare “due volte” si fa pubblicità per questo la Protezione Civile ha deciso di lasciar perdere. Francamente, il silenzio di fronte a situazioni simili è forse l’unica cosa da non fare, bisogna spiegare far capire cosa è giusto e cosa è sbagliato, sempre! 

Dati alla mano, le informazioni meteorologiche (previsioni, articoli, etc.) da alcuni anni risultano come le notizie più diffuse e consultate; addirittura durante i periodi più dinamici (diffuse nevicate, intense perturbazioni, etc.) le informazioni meteorologiche si collocano al primo posto tra le notizie consultate. Milioni di utenti, attraverso tv, giornali, internet, etc. accedono a questa bellissima scienza, a conferma che la voglia di conoscere e sapere è tanta; sta a “noi” indirizzare i vari utenti verso la corretta informazione.

Meteoreport avalla in toto quanto detto ieri ma ci tiene a precisare che una corretta informazione può venire anche da un sito-associazione come questo seppur senza essere diretti professionisti; con la speranza che un “domani” oltre alle figure di meteorologo e tecnico meteorologo vengano anche definiti i requisiti necessari per certificare la qualità di un sito-associazione realizzato e condotto con tanta passione, dedizione e soprattutto preparazione in materia.